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SopravvissutoJapan Airlines Flight 123 passengerJapan

Miyoko Yasumoto

1948 - Present

Miyoko Yasumoto è stata una delle quattro sopravvissute del volo 123 della Japan Airlines, e la sua sopravvivenza appartiene alla piccola e tenace categoria di fatti che rendono un disastro sia più terribile che più reale. Non era un funzionario pubblico, né un pilota, né un investigatore. Era una passeggera su un volo nazionale, una delle centinaia di persone che si muovevano attraverso il sistema aereo giapponese in una ordinaria serata estiva, e la violenza che seguì la trasformò da viaggiatrice anonima a testimone del più mortale incidente aereo di un singolo velivolo nella storia.

La sua importanza nella storia risiede in parte in ciò che i sopravvissuti rivelano sempre: che una catastrofe non avviene in modo uniforme. Nello stesso velivolo, una persona può morire all'istante, un'altra può sopravvivere all'impatto, e una terza può vivere abbastanza a lungo da essere trovata. Questa disuguaglianza è una caratteristica brutale dei disastri aerei, e il caso di Yasumoto ci ricorda che la sopravvivenza non implica sicurezza o prevedibilità. Significa semplicemente che il caso, la struttura e il tempismo si sono disposti diversamente per alcuni secondi in una macchina in collasso.

Nata nel 1948, Yasumoto era una cittadina giapponese e una passeggera la cui storia personale non è il tema centrale del registro pubblico. Questa assenza è di per sé istruttiva. In molti disastri, i sopravvissuti vengono ridotti all'evento che hanno subito. Un serio resoconto storico deve resistere a questa semplificazione pur riconoscendo i limiti del registro archivistico. Ciò che può essere detto con certezza è che la sua vita continuata dopo l'incidente ha garantito che la storia del volo 123 non fosse raccontata solo attraverso i rottami e le indagini, ma anche attraverso la memoria viva.

Il peso emotivo dei sopravvissuti in un disastro di questo tipo non può essere sopravvalutato. Portano ciò che i morti non possono, ma portano anche ciò che il pubblico spesso non può sopportare di contemplare: l'interno della catastrofe. Il posto di Yasumoto nel registro non è quindi decorativo o incidentale. È centrale nella struttura etica della storia. Un disastro diventa storia solo quando non viene dimenticato; un sopravvissuto mantiene quella storia umana.

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