Dr. Richard Pfeiffer
1858 - 1945
Richard Pfeiffer si trova su una delle soglie più importanti nella storia dell'influenza russa: il punto in cui una nuova epidemia incontra gli strumenti diagnostici di una scienza più antica. Formatosi in batteriologia, lavorò alla fine del XIX secolo, quando la teoria germinale delle malattie era diventata sufficientemente autorevole da riorganizzare la medicina, ma la virologia non esisteva ancora come disciplina. Ciò significava che le epidemie respiratorie venivano interpretate attraverso la lente dei batteri, delle piastre di coltura, delle colorazioni e della microscopia, anche quando l'agente vero non poteva essere visto con gli strumenti disponibili.
Pfeiffer divenne associato allo sforzo di identificare la causa dell'influenza dopo che la pandemia si era già diffusa in Europa. Il suo lavoro contribuì a rafforzare la convinzione che un agente batterico specifico, successivamente chiamato bacillo di Pfeiffer, fosse centrale per l'influenza. Questa conclusione fu influente per decenni, non perché fosse definitivamente corretta, ma perché si adattava alle aspettative scientifiche dell'epoca. In un periodo che si fidava del microscopio per rivelare la struttura nascosta della malattia, l'assenza di un agente virale visibile non significava che la ricerca fosse futile; significava che il colpevole sbagliato poteva essere elevato a certezza.
Ciò che rende Pfeiffer importante non è semplicemente che fosse in errore secondo gli standard moderni. Egli faceva parte di un impegno più ampio e serio per dare all'epidemia un'identità scientifica. I medici avevano bisogno di spiegazioni tanto quanto di trattamenti. Le autorità sanitarie pubbliche avevano bisogno di un nome che potessero stampare in avvisi e rapporti. Il lavoro di Pfeiffer fornì uno di questi nomi. La sua autorità plasmò il modo in cui i medici compresero la pandemia per generazioni, e tale autorità dimostra quanto il significato scientifico possa dipendere dagli strumenti disponibili in un dato momento storico.
Il suo ruolo illustra anche una tensione centrale nell'influenza russa: l'evento era moderno nella sua mobilità ma premoderno nella sua microbiologia. Le ferrovie e i telegrafi si muovevano più velocemente della certezza medica. La carriera di Pfeiffer, quindi, non è una nota a margine, ma parte della struttura del disastro. Egli rappresenta il tentativo di imporre ordine a un patogeno che non lasciava traccia visibile per gli strumenti dell'epoca.
La successiva possibilità che la pandemia possa essere stata causata da un coronavirus non cancella il posto di Pfeiffer nei registri. Sottolinea l'umiltà richiesta dalla storia retrospettiva. Egli lavorò con le migliori prove che la sua epoca potesse fornire, e la sua interpretazione divenne parte della lunga vita dell'epidemia. In questo senso, Pfeiffer è una figura sia di realizzazione che di limitazione: uno scienziato che cerca di nominare l'innominato, e un promemoria che la diagnosi stessa può essere un artefatto storico.
