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SopravvissutoYokohama resident / later oral-history witnessJapan

Yoshibumi Kanda

1910 - Present

Yoshibumi Kanda è una figura di sopravvissuto nel senso ampio in cui la storia dei disastri spesso dipende: il bambino o il giovane testimone la cui memoria successiva aiuta a rendere leggibile la scala della distruzione alle generazioni future. In quanto residente a Yokohama associato a successivi racconti di storia orale, Kanda rappresenta i sopravvissuti le cui memorie non entrano sempre nei rapporti ufficiali, ma le cui reminiscenze preservano la texture di ciò che significava vivere attraverso il terremoto e le sue conseguenze. In un disastro di queste dimensioni, la memoria dei sopravvissuti diventa una forma di prova.

Nato in Giappone nel 1910, Kanda sarebbe stato troppo giovane per comprendere il terremoto in termini di politica o sismologia. È proprio per questo che tali testimonianze sono importanti. I bambini ricordano suoni, calore, confusione, la vista di adulti incapaci di mantenere l'ordine e i fatti sensoriali della sopravvivenza. Il Grande Terremoto del Kanto è stato vissuto da migliaia di bambini in frammenti simili: essere portati, separati, diretti verso terreni aperti o nascosti in ripari improvvisati. Quei frammenti, quando raccolti, dicono agli storici dove il registro ufficiale è scarso.

La distruzione di Yokohama è stata così grave che la sopravvivenza stessa spesso significava dislocazione. I sopravvissuti come Kanda sono diventati parte del lungo dopoguerra di senza tetto, interruzione scolastica e perdita familiare. Il terremoto non è finito quando il fuoco si è spento. È continuato nei campi profughi, nella ricostruzione dei quartieri e nel silenzio lasciato dai parenti assenti. La vita successiva di un sopravvissuto è quindi parte della storia del disastro, non un capitolo separato.

L'importanza di Kanda risiede anche in ciò che la testimonianza dei sopravvissuti fa per la responsabilità. I grandi disastri tendono ad essere narrati dalle istituzioni, ma le istituzioni non possono rappresentare pienamente l'esperienza vissuta. La memoria personale preserva fatti piccoli ma rivelatori: com'era l'aria, come si muovevano le persone, dove la paura si trasformava in confusione, quanto durava l'attesa. In una storia documentaria, quella texture non è decorativa. È il ponte tra l'archivio e l'essere umano. La vita di Kanda ci ricorda che i sopravvissuti del 1923 hanno portato avanti non solo un ricordo di rovina, ma la responsabilità di raccontare ciò che la città era diventata quando la terra e il fuoco avevano finito con essa.

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